
Olivia parte con quattro sue amiche per trascorrere un breve periodo in uno splendido casale isolato su un'isola situata al centro del lago di Bolsena. Le ragazze hanno in programma di compiere un rito purificatore che comprende solo l’assunzione di acqua e non di cibo. Olivia è una ragazza molto dolce, ma nasconde un segreto: nel suo corpo custodisce una parte della sua gemella mai nata. La ragazza in un attimo di sconforto decide di estrarsi il dente selvaggiamente a mani nude. Da quel momento, prende il via una strana e terribile serie di omicidi...
Alex Infascelli è un giovane regista – classe 1967 – che ha dalla sua sicuramente una certa dose di talento – non molta però in effetti… – ma, soprattutto, una lunga gavetta internazionale: nel 1989 si trasferisce a Los Angeles dove inizia a lavorare prima come aiuto scenografo poi come aiuto regista di numerosi videoclip musicali. Il suo film d’esordio è Almost Blue (Id., 2000), pellicola grazie alla quale ha vinto i maggiori premi cinematografici italiani, il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Ciak d’oro. Tre anni dopo realizzerà il suo secondo lungometraggio, Il siero della verità (Id., 2003), e dopo ancora tre anni H2Odio.
Almost Blue, storia – tratta da un romanzo di Carlo Lucarelli – di un assassino seriale che si reincarna nelle sue vittime, non mi era dispiaciuto, ma questo H2Odio è stata una cocente delusione. La storia, pur non essendo originalissima, non è affatto male ma è, a mio avviso, sviluppata malissimo, inoltre non mi è piaciuta per niente la regia del regista romano: egli sembra più che altro attento a dimostrare le sue doti “tecniche” dimenticandosi di dare un ritmo adeguato alla pellicola, la quale si perde tra lunghe sequenze silenziose, rallenty e flashback continui. Alex Infascelli sembra completamente disinteressato a mettere in piedi una sceneggiatura decente e almeno in minima parte coerente, egli sembra improntare il suo lavoro su basi completamente estetiche, il che non è per forza sempre un male soprattutto quando a fare questo scelta è un regista dotato di talento e con uno stile molto personale, ma purtroppo non è questo il caso: H2Odio, in conclusione, non si distingue da un banale videoclip musicale. Il regista cerca di sviluppare un horror “psichedelico”, molto mtv style, partendo da un presupposto interessante: il film, infatti, parte dallo stupefacente caso della “Sindrome del gemello evanescente”. E qui apro una parentesi imprescindibile. La “Sindrome del gemello evanescente” si riferisce a gravidanze in cui all’inizio viene trovata una sacca gemellare, ma in seguito qualsiasi traccia di uno dei due gemelli scompare. Questo accade quando uno dei due feti muore prima dei tre mesi di gravidanza. Uno degli casi più strani del gemello che sparisce nell’utero è il “cannibalismo gemello” nel quale il gemello che sopravvive ingerisce o assorbe i resti del gemello morto. Adesso quello che onestamente non so è se è possibile ritrovare dei resti di tale gemello scomparso all’interno del proprio corpo come succede alla protagonista del film, la quale estrae dalla sua spalla un dente - ??? – che dovrebbe proprio appartenere alla sua gemella morta. Converrete con me che la questione di partenza è veramente intrigante, ma la pellicola nel suo proseguo si perde in un bicchiere d’acqua, puntando, anche a detta dello stesso autore, più che altro a mettere in primo piano ed a scandagliare il rapporto di odio/amore che vi è tra ogni donna e quindi anche tra amiche: ma a mio avviso sbaglia alla grande anche in questo. Le cinque protagoniste del film, fin dall’inizio, sembrano tutto fuorché amiche e se lo scopo del regista fosse stato quello di dimostrare l’ambiguo rapporto che c’è tra esseri di sesso femminile, soprattutto in una situazione stressante, forse non avrebbe dovuto calcare così la mano creando dei personaggi che sembrano delle macchiette, ad aumentare questo senso di “ridicolo involontario” ci mette uno zampino un doppiaggio veramente imbarazzante. Un altro errore dell’autore italiano è la caratterizzazione sempre delle cinque amiche: a parte la protagonista, le altre quattro ragazze sembrano tutte donne molto sicure di sé, sembrano donne finite, non alla ricerca di qualcosa, ognuna con un suo interesse, con un suo modo di vivere. Mentre la protagonista è la fragilità in persona. Troppo grande questa differenziazione per non destare un minimo sospetto su chi farà del male a chi, su chi alla fine impazzirà, anche se forse lo scopo del regista era quello di creare suspence non tanto sul chi, ma sul perchè. Ma anche in questo caso Infascelli a mio avviso “toppa” ancora: troppo presto introduce il tema del gemello evanescente e anche i vari indizi sparsi per tutto il film svelano troppo. Appare chiaro sin dai primi cinque minuti che Olivia farà a pezzi le altre quattro, solo che ciò avviene con un oculato colpo di scena telefonato proprio negli ultimi minuti del film stesso. In pratica assistiamo a circa ottanta minuti di finto climax e poi nulla.
Su molti siti ho letto che H2Odio è solo un esercizio di stile da parte di un giovane regista di talento, sinceramente non so cosa dire, anche se questo fosse vero… a mio parere il film non supera neanche questa prova: Alex Infascelli si comporta come se fosse un “artista”, come uno che non sta facendo un film ma un’opera di video-arte… alla fine però vi è una sola e sacrosanta verità… il risultato è risibile in ogni caso. Il regista romano riprende inquadrature a caso come per esempio quelle di un albero o di una vetrata o lo scoppiettio del fuoco, arrivando addirittura a sovrapporle senza un nesso logico. Indecifrabile. Forse l’autore con queste scelte stilistiche avrebbe voluto farci percepire il mutamento della realtà di cui sono vittime le protagoniste costrette dalla loro dieta a bere solo acqua per una settimana… può essere… ma la sensazione che si ha a vedere H2Odio è quello di un nulla sceneggiativo pasticciato dalle scelte di un regista che come scopo aveva quello di librare libero nell’aria grazie ad una scelta produttiva che non poteva tarpargli le ali. Alex Infascelli parlava, incautamente, di possibilità di capolavoro riferendosi a questo suo progetto liberale… forse non sa però che «nessuno ha mai creato un capolavoro guardando se stesso»… e un film più autocompiaciuto di questo io non l’ho proprio mai visto in vita mia. Stendiamo un velo pietoso che è meglio. Conclusione: idee annacquate.
PS: ultima notizia. Il film, pur essendo italiano e diretto da un regista italiano, è stato girato in inglese. Il motivo non lo so, certo è che questa non è stata un'idea felice, infatti il doppiaggio che ha subito la pellicola di Alex Infascelli penso sia uno dei peggiori della storia del cinema. Chi è causa del suo male, pianga se stesso... e Alex Infascelli, in questo caso, ne ha di motivi per piangere.