La scelta di questa pellicola, a cui do l'onore di aprire il mio blog dedicato al cinema, penso che lascerà di gesso la maggior parte di chi legge questo articolo – sempre che qualcuno lo legga :) – per diversi motivi, il primo dei quali penso sia semplicemente perché nessuno la conosce... e per nessuno intendo proprio nessuno. In effetti anch'io prima di comprarla, questa “perla” cinematografica, non sapevo cosa fosse. Un altro motivo per cui questa decisione potrebbe sorprendere è che, di solito, quando uno apre un blog – o un sito – come prima recensione posta qualcosa di memorabile su un film di quelli che fanno dire “eeeehi, ma questo ne sa di cinema” o cose del genere... non so... un film della Nouvelle Vague, della New Hollywood o qualche “chicca” asiatica che fa tanto colto, e soprattutto fa tanto moda. Io invece ho deciso di partire con una pellicola sconosciuta e di cui ero consapevole che al 99% sarebbe stata pessima. Ma non per autolesionismo, l'ho fatto per un motivo specifico... tale pellicola è un remake, ovvero un rifacimento di una pellicola precedente... e il mio scopo era intavolare una discussione sui remake tanto in voga in questi ultimi anni. La scelta è ricaduta su questo film di Nelson McCormick principalmente perché l'originale Non entrate in quella casa (Prom Night, 1980) di Paul Lynch era un film mediocre. Se vi state chiedendo il come mai di una scelta del genere ve lo spiego subito: volevo togliermi la curiosità di vedere un rifacimento senza essere influenzato in nessun modo dal valore del film originale. Io sono convinto che la maggior parte di chi rifiuta i remake lo fa per due motivi, il primo è che essi vengono stroncati a priori perché fa molto “figo”... stesso discorso di prima, per dimostrare di essere colto, cinematograficamente parlando, ti deve piacere solo certo tipo di cinema, e un remake è un rifacimento quindi è indegno già in partenza; secondo punto, e ben più interessante, è perché li si confronta con l'originale... cosa facile e istintiva, ma controproducente, perché è veramente difficile – se non impossibile – che un rifacimento sia anche solo paragonabile all'originale. E soprattutto perché partire da questi presupposti non permette di essere pienamente obbiettivi nelle proprie valutazioni. Allora mi sono posto la seguente domanda: “ehi pippo, secondo te (ogni tanto mi capita di parlare da solo...) cosa succederebbe se al posto di un remake di un cult ti guardi il rifacimento di un film mediocre?” Ah, naturalmente poi mi sono anche risposto: “non lo so, però ci proverò”. E ci ho provato... perché credo veramente che guardare un film senza sentire il “peso” della pellicola a cui si rifà può essere di aiuto in caso di un remake... purtroppo questa volta mi è andata malissimo, Che la fine abbia inizio (Prom Night, 2008) è veramente un film pessimo, però almeno la mia valutazione è stata obbiettiva... anche perché niente, in questo specifico caso, avrebbe potuto salvare la pellicola di Nelson McCormick dalla meritatissima condanna con tutte le aggravanti del caso.Ecco un film veramente inutile... remake di un film forse non così altrettanto inutile ma quasi, ovvero Non entrate in quella casa di Paul Lynch con la "Scream Queen" indiscussa degli anni '80 Jamie Lee Curtis. Io di principio, a differenza di molti altri, non sono contro il remake in se, ma sono contro l'eccessivo utilizzo di questo espediente da parte di Hollywood... anche se sono perfettamente conscio del fatto che essere innovativi in un genere così logoro, come è quello horror, è molto difficile! Proprio per quest'ultimo motivo ho accettato di buon grado i remake di questi ultimi anni, come, per esempio, quelli di Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre, 1974) di Tobe Hooper e di Le colline hanno gli occhi (The Hills Have Eyes, 1977) di Wes Craven, rispettivamente ad opera di Marcus Nispel ed Alexandre Aja (a mio avviso, nuovo “enfant prodige” del genere in questione); in fondo l'attualizzazione di un cult vecchio vent'anni può avere le sue ragioni e i suoi effetti benefici: primo fra tutti, incuriosire e "tentare" coloro che non hanno visto la pellicola originale. Posso farvi un esempio in merito, il quale però uscirà dal campo che stiamo trattando, ovvero quello del remake nel senso più stretto del termine: dopo l'uscita di Kill Bill (Id., 2003) di Quentin Tarantino, Lady Snowblood (Shurayuki-Hime, 1973) di Toshiya Fujita, vecchio "exploitation" giapponese al quale il buon Quentin si è chiaramente ispirato per la sua pellicola, ha assunto fama di cult tanto da meritarsi pure una distribuzione italiana in un cofanetto a due dvd comprendente anche il capitolo secondo. Ovviamente sarebbe stato facile prevedere, che senza il film di Tarantino, Lady Snowblood sarebbe rimasto nel dimenticatoio e molto probabilmente per sempre. Il mio consiglio, per quanto riguarda i remake, è di cercare di guardarli e giudicarli per quello che sono effettivamente – anche se, come dicevo nell'introduzione, non è facile – e non accostandoli all'originale: il già citato Non aprite quella porta di Marcus Nispel è, a mio avviso, un film discreto, ma se stupidamente lo si confronta con quello di Tobe Hooper è ovvio che non si può fare a meno di massacrarlo. Dopo aver parzialmente difeso il remake - ma più come concetto che come film – non posso però non constatare che la maggior parte di essi sono film mediocri o addirittura pessimi: tra di essi è impossibile non citare il letale – per chi lo guarda – The Fog (Id., 2005) di Rupert Wainwright remake nell'omonimo cult di John Carpenter e Il prescelto (The Wicker Man, 2006), film con Nicholas "ho una sola espressione" Cage, rifacimento della pellicola con protagonista Christopher Lee.
Veniamo al film in questione finalmente... Che la fine abbia inizio è un film incredibilmente brutto, ridicolo – pure noioso – e mal recitato, che se non fosse per le protagoniste molto glamour e l'ambientazione tipicamente americana – festa di fine anno – molto probabilmente sarebbe facilmente confuso per una di quelle pseudo-pellicole "crucche" che "infestavano" qualche anno fa rai2 il sabato sera (alzi la mano chi non ha avuto al sfortuna, almeno una volta nella vita, di vedere Nel segno del giallo...) perché il film di Nelson McCormick è veramente di una povertà disarmante. Il regista, al suo esordio cinematografico ma già autore di diversi episodi di vari telefilm, ci propone una sorta di incrocio – tra l'altro mal riuscito – di un pessimo teen movie e un thriller/horror di serie Z... forse sarebbe meglio dire di serie Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz... infatti fa veramente dormire! La storia è la seguente: Donna, un'adolescente, torna a casa una sera e scopre il padre e il fratello uccisi ed assiste, inoltre, al massacro della madre da parte di uno psicopatico che viene in seguito arrestato. Tre anni dopo ritroviamo la protagonista alle prese con la preparazione dell'importantissima festa di fine anno. Essa sta cercando, con difficoltà, di ricostruirsi una vita assieme agli amici ed al suo ragazzo Bobby, ma purtroppo per lei il passato non la vuole lasciare in pace, infatti chi ha compiuto quella strage è fuggito dal carcere e ha raggiunto l'hotel in cui sta celebrando proprio tale festa di fine anno, che ovviamente si trasformerà in un incubo (a dir la verità neanche più di tanto...). Punto e a capo. Mi è difficile scrivere di un film come questo perché raramente mi è capitata tra le mani una pellicola dove non ci sia nulla di buono, ma in questo caso è proprio così: assolutamente niente di Che la fine abbia inizio merita di essere salvato!!! Adesso "sputerò" – credetemi, dopo uno scempio del genere nessun termine è più adatto - qualche sentenza veloce perché il film non merita di più: lo psicopatico, interpretato – ??? – da Johnathon Schaech, penso sia il peggiore mai apparso su uno schermo cinematografico – ma anche televisivo –, ma anche gli altri interpreti sono incredibilmente pessimi... quasi quasi fanno rimpiangere gli attori dei film di Herbert Gordon Lewis (massimo rispetto per lui, inventore del gore, ma non per i suoi attori). Per non dubitare di ciò, guardatevi le facce che fanno quando vengono uccisi alcuni personaggi... ahahahah, da piangere dal ridere. Ma il problema non sono solo gli attori, anche i personaggi sono ridicoli, i poliziotti sono talmente ebeti che sembrano addestrati da Daffy Duck; i sei amici protagonisti – tre coppie – sono stereotipizzati al massimo: c'è la solita coppia in crisi, la solita coppia "sporcacciona" che pensa sempre e solo a quello e la solita coppia perfetta, stile “love boat”, che ovviamente è quella formata dalla protagonista e il suo ragazzo. Per quanto riguarda la storia in se, pollice verso anche in questo caso: nessun colpo di scena in 90 minuti scarsi, il film è come una linea retta e dopo cinque minuti si capisce già cosa succederà e come andrà a finire la vicenda. Lo stratagemma con cui lo psicopatico riesce a dileguarsi dall'hotel sorvegliato dalla polizia è veramente inenarrabile per scontatezza... vi giuro che quando l'ho visto, ho preso a testate il muro! Oltre alle abilità registiche e narrative, il regista Nelson McCormick deve avere dimenticato nel cassetto anche quelle riguardanti il gore, perché dire che gli omicidi siano poco ispirati è un eufemismo, essi sono la parte peggiore del film (ovvero non c'è limite al peggio...), e per una pellicola del genere non vi è peccato più grave! Di certo non avrebbero risollevato le sorti di un film troppo brutto per essere vero, però qualche bella uccisione efferata e ben filmata sicuramente avrebbe fatto ingoiare un po' più facilmente l'amarissimo boccone. Se proprio proprio la storia vi intriga virate la vostra attenzione sull'originale Non entrate in quella casa, mediocre pure esso, ma nettamente superiore al rifacimento. Conclusione: da evitare come la peste.
